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Si poteva fare, ma a livello nazionale, non ce l’ abbiamo fatta: grossa la delusione quindi per chi ci credeva.
Adesso bisogna rialzarci e andare avanti. Anche perchè già da domani bisognerà capire cosa farà l’ SVP, che a Roma dovrà parlare con i ministri del nuovo governo, sotto la spinta dei Freihaltlichen in netta ascesa alla sua destra.
A noi resta la soddisfazione di aver riportato Peterlini in Senato, restando così tra i pochi se non gli unici in Alto Adige a credere nella lealtà del dialogo piuttosto che nella sottolineatura delle differenze.
E di aver contribuito a eleggere Gianclaudio Bressa e Luisa Gnecchi alla Camera dei Deputati, come era nei nostri obiettivi.
A Bolzano, almeno in questo, ce l’ abbiamo fatta.
Aprile 23, 2008 alle 4:12 pm |
ti va di pubblicare la mia analisi sul voto? Tonio
Dopo il voto.
Ti verrebbe voglia di mollare tutto e “vaffanculizzare” ( mi scuso con tutti per l’unica volgarità presente nel mio scritto) gli italiani. Ti verrebbe voglia di rinunciare alla militanza partitica ed alla lotta politica perché sei sempre un perdente, perché ti scontri sempre con un popolo di destra, come afferma un mio amico foggiano quasi novantenne (che ne ha viste di cotte e di crude nel passato secolo breve ed in quest’inizio di secolo). Ti verrebbe voglia di rincorrere la futilità ed appassionarti al mondo delle veline e del gossip (chi ha notizie della Lecciso?). Ti verrebbe voglia di ritirarsi nel privato e nello splendido isolamento. Insomma, Ti verrebbe voglia di autoberlusconatizzarti e diventare come quel gregge del film di Chaplin che segue la mentalità corrente. Ti verrebbe voglia di regredire nell’analfabetismo culturale e demenziale, da tarda età senile….ed attendere nonché godere della sicura dissoluzione della società creata dai disastri berlusconiani, e “naufragare, annegare,inconsapevole, estrema estasi” (Tristano ed Isotta, R. Wagner)!
Ed invece
“..E pensare che basterebbe pochissimo. Basterebbe spostare a stacco la nostra angolazione visiva. Lasciare il conformismo di cui è permeata la nostra esistenza …”(Giorgio Gaber da “Un’idiozia conquistata a fatica”)
Ed invece, nonostante tutto, ti ritorna la tensione ideale e morale.Già, nonostante tutto, superi con lentezza la depressione politica del dopo voto (manifestatasi con abbuffate e “magnatorie”) e decidi di ricominciare anche perché nel tuo AltoAdige-Sudtirol il PD ha trionfato e perché Luisa ed Oscar sono stati eletti.
Care amiche ed amici del Partito democratico
Provo, dopo aver ripulito la mia mente da scorie rabbiose, ad analizzare le ragioni della nostra sonora sconfitta e le ragioni della nostra vittoria in AltoAdige-Sudtitol (modello organizzativo sudtirolese per il resto del Paese? ). Il metodo espositivo sarà il seguente: partirò da un principio\assioma definito da una chiosa letteraria (un po’ di vanità, suvvia!), svilupperò il tema cercando di non scatologicizzare troppo, come mio solito.
La sconfitta:
1. “Quel che chiamate spirito dei tempi è in sostanza lo spirito degli uomini nei quali i tempi si rispecchiano” (W. Goethe, Faust) ovvero come illudersi di ridurre il divario di 8-9 punti.
Valeva la pena sbandierare temi che non appartengono alla nostra cultura? Abbiamo compiuto, come afferma Lakoff ne “Non pensare all’elefante”, gli errori tipici dei riformisti e progressisti ossia nel tentare di trasformare i valori della destra nei principi del riformismo dimenticando che esistono principi che rappresentano la cesura tra destra e riformismo. Un esempio: è stato fuorviante (e forse mistificante) proclamare la riduzione, sia pure progressiva, della pressione fiscale. La pressione fiscale sarà sempre intorno al 42-43% perché solo così si assicurano i livelli minimi del Welfare State! “Non pensare all’elefante”: invece non si è valorizzata la lotta all’evasione fiscale, l’extragettito e non siamo riusciti a far comprendere l’effetto redistributivo del tesoretto perché spaventati dalla pressione fiscale. E a proposito di valorizzazione (brutto neologismo):abbiamo rimosso le scelte politiche del governo Prodi. Se ne vergognavano! L’ultima finanziaria contiene una serie di interventi per lo sviluppo, il risanamento e l’equità. Alcuni essenziali indicazioni: forme di aiuto per chi è in difficoltà nel pagare il mutuo;abolizione del ticket; riduzione ICI prima casa;detrazione Irpef sull’affitto; bonus prima occupazione;bonus per le famiglie numerose; vaccinazione gratutita contro il cancro per le ragazze di 12 anni; sconto fiscale sulle rette degli asili nido;decreto millepropoghe; agevolazioni a piccole imprese;extragettito per ridurre le imposte dei dipendenti; stabilizzazione dei precari che ha anticipato la sentenza 9812 della Suprema Corte sull’assunzione definitiva dei lavoratori dei call center; e così via.
Altra illusione (“Non pensare all’elefante”), la rincorsa al consenso dell’imprenditoria. Gli occhi erano rivolti verso il basso ma le mani verso l’alto. Fuor di metafora, è stato corretto porre attenzione al complesso mondo imprenditoriale; tuttavia non è stato sottolineato e ribadito a sufficienza la priorità del patto tra lavoro e impresa. Mi è parso in alcuni momenti che sia stata rinnegata la concertazione, “il fiore all’occhiello” della nostra storia politica e sindacale! Non sono emerse le azioni e le proposte per contrastare il lavoro sommerso ed irregolare e le condizioni per migliorare la sicurezza nei posti di lavoro. La via maestra sono le politiche attive sul lavoro (formazione continua, rafforzamento delle tutele eccetera) concertate con le imprese. E quale attenzione verso i ceti medi? Non abbiamo capito che è in atto la decostruzione\decomposizione delle classi sociali verso la vertiginosa discesa del potere d’acquisto? Il mio personale convincimento è che non vi sia stata coincidenza fra il nuovo e le vecchie teorie: ci siamo ancorati al pensare epocalmente perdendo di vista le diverse realtà del Paese. E’ stato l’errore di Prodi quello di aver affrontato ed aggredito ( e spero in via di risoluzione) i nodi della finanza pubblica senza saper conciliare intervento e sentimento senza saper trasferire al Paese, come fece nel ’96, l’obiettivo (emozionale) di un progetto.
2. Magna , fotti e l’Italietta di Berlusconi…sempre la distanza degli 8 punti….
Uffa ‘sto fair-play! Il berlusconismo, per ricordare\parafrasare un grande antifascista Carlo Rosselli, è l’autobiografia della nazione! Scrisse nel 1930, ne il testo “ Socialismo liberale, che “il fascismo (il berlusconismo, mia sostituzione) va innestato nel sottosuolo italico, e allora si vede che esso esprime vizi profondi, debolezze latenti, miserie ahimè del nostro popolo, di tutto il nostro popolo. …..Mussolini (Berlusconi)…ha trionfato perché ha toccato sapientemente certi tasti ai quali la psicologia media degli italiani era straordinariamente sensibile. Il fascismo (il PDL, sempre mia sostituzione) è stato in un certo senso l’autobiografia di una nazione che rinuncia alla lotta politica, che ha il culto dell’unanimità che rifugge dall’eresia, che sogna il trionfo della facilità, della fiducia, dell’entusiasmo”( Rosselli dall’aldilà mi perdonerà per le modificazioni dei sostantivi). Si doveva ribadire la forza morale etica che proviene dalla nostra Bibbia laica, la Costituzione, figlia dell’antifascismo. Sono demodé? Appartengo ad un’altra epoca? Forse; ma almeno mi sia concesso rivendicare l’indignazione!
Ed adesso, solleviamoci con i risvolti positivi del voto e le proposte.
Sono sparite, finalmente, le frange radical-chic, da salotti vespia(sa)ni pseudo intellettuali! Sono spariti quelli che erano innamorati narcisticamente del passato (la lotta di classe! Il comunismo, la nazionalizzazione dell’Alitalia !) separandosi dal presente. Non hanno capito le lezioni della storia: nelle loro biblioteche trionfano le auto- beatitudini(?) “da sol dell’avvenir”! E poi la prassi politica. Santo Iddio, che Valle di lacrime e Via Crucis continue con Diliberto, Pecoraro Scanio, Bertinotti (vergognati Fausto, per aver definito Prodi il più grande poeta morente!)Mussi, Salvi, Caruso, Boselli (Boselli, quello che voleva da Veltroni i seggi sicuri!) Angius, Cento, Folema eccetera..e De Mita, Mastella eccetera….Finalmente fuori! Ricordate la vicenda dell’accordo del Welfare? Se non vota a favore-tuonavano- l’80% dei lavoratori il risultato è inutile e falsato. Orbene i lavoratori accettano l’accordo (+ dell’80%)..e però a Torino. Quanti “però” hanno rovinato l’Italia e la sinistra! Erano e sono fuori dal tempo!
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Sono interessanti le analisi dei flussi di voto in uscita della sinistra arcobaleno ed in tal senso è’ interessante l’analisi di Tito Boeri. La riporto integralmente. “La sinistra si è liquefatta nelle urne e più o meno metà dei suoi voti sono finiti nel carniere di Walter Veltroni e Antonio Di Pietro. E qualche cosa ha raccolto il Pdl di Silvio Berlusconi. I dati arrivano da una prima ricerca condotta da Consortium per Rai e Sky sui flussi elettorali. E i numeri non lasciano dubbi su dove sono finiti i voti che Bertinotti, Diliberto e Pecoraro Scanio avevano nel 2006. Il 40, 3 per cento dei voti di Rifondazione è passato al Pd. E il 6,3 per cento ha preso la via dell’Italia dei Valori. Il totale fa 46,9 per cento. Ancora più alto il dato che riguarda il Pdci. Il 48,1 per cento dei voti è finito a Veltroni e il 6,4 per cento a Di Pietro. Complessivamente si tratta del 55,5 per cento dei consensi dei comunisti italiani. Infine i Verdi. Al Pd è andato il 45,1 per cento e all’Idv l’11,3 per cento. La somma fa 56,4 per cento. Secondo Piepoli, è rimasto fedele a Bertinotti il 38,4 degli elettori, a Diliberto il 20 per cento e a Pecoraro Scanio il 24,8 per cento. Ma ci sono voti migrati persino verso Berlusconi. Il 5,1 per cento dei rifondaroli, il 5,6 per cento dei comunisti e addirittura l’8 per cento dei verdi il 13 aprile ha scelto il Cavaliere. Infine, il tracollo è completato dal flusso di voti in uscita che si è diretto a sinistra. Marco Ferrando e il Partito comunista dei lavoratori hanno portato via solo lo 0,4 per cento a Rifondazione e l’1 per cento ai Verdi. Ma hanno “succhiato” l’11 per cento al partito di Diliberto. Sinistra Critica di Franco Turigliatto ha portato via il 5,4 per cento a Bertinotti, il 3,8 a Diliberto e il 2 per cento agli ambientalisti. “
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La sfida oggi è tra conservatorismo e riformismo. Il nostro riformismo ha le sue radici nel cattolicesimo popolare,nel socialismo democratico-liberale. E’ la nostra carta d’identità. E’ un tema che mi affascina: dovremo discuterne. Ma ci sono alcuni temi che dovremo affrontare, ad esempio il federalismo fiscale. Sempre Boeri “ Due movimenti territoriali – la Lega Nord e il Movimento per l’autonomia di Lombardo – hanno dato un contributo fondamentale alla vittoria elettorale. Da loro dipendono le maggioranze sia alla Camera che al Senato.
La Lega chiede un federalismo fiscale che non concede nulla ai trasferimenti alle regioni del Sud: nel suo programma il 90 per cento dei gettiti dei tributi erariali dovrebbe rimanere nei territori che li generano. L’Mpa chiede, invece, di “trattenere” le accise sulla benzina raffinata (non venduta) in Sicilia. Equivale a un trasferimento aggiuntivo di quasi un miliardo alla sola Sicilia. Difficile conciliare queste richieste”
Nel programma della Pdl si prevede di far adottare dal Parlamento una proposta di legge della Lombardia che trattiene alle regioni l’80 per cento del gettito Iva, il 15 per cento del gettito Irpef e, nella loro interezza, l’accisa sulla benzina e l’imposta sui tabacchi e sui giochi. E’ da respingere la proposta: non cadiamo in trappole politiche. Stiamo attenti a non dividere l’Italia tra regioni ricche e povere. Il federalismo fiscale è tema troppo serio per essere esemplato – come ribadisce Boeri- con il federalismo all’italiana, ossia “ decentramento di capacità di spesa e accentramento di prelievo, quello che ci porta oggi a destinare un quarto del bilancio dello Stato ai trasferimenti a regioni ed enti locali. “
Quasi una conclusione
Il PD deve diventare il laboratorio di nuove idee e richiamarsi a modelli di partecipazione che sono ormai nel nostro DNA. Si aprano le porte del PD alle cittadine ed ai cittadini. Si recuperino i delusi dalla Sinistra Arcobaleno ma non si accettino “i cavalli di ritorno”! La voce dei cittadini e delle cittadine deve essere costruita attraverso la partecipazione informativa e dunque capace di indicare la realistica rotta alla classe politica. Le primarie, sempre le primarie opposte alle scelte del predellino. Ma non basta: dalle primarie si deve passare alla rappresentatività che deve scaturire dalle assemblee dei cittadini. I cittadini discutono i problemi, giudicano e votano i candidati nel confronto pubblico: è la proposta del politologo Fishkin, ispirata alla polis ed adottata nella città greca di Maurosi per scegliere i candidati del Psok. E’ la democrazia discorsiva. Nella nostra Provincia si può fare!
un caro saluto
Antonio Testini